Nel 1995 anche Roger Corman decise che era arrivato il momento di avere una propria supereroina. Il risultato fu Black Scorpion, film televisivo diretto da Jonathan Winfrey, scritto da Craig J. Nevius e interpretato da Joan Severance, trasmesso negli Stati Uniti il 22 agosto 1995 nell’ambito della serie Roger Corman Presents. Corman figurava, naturalmente, come produttore esecutivo.
La protagonista è Darcy Walker, detective della polizia che, dopo l’assassinio del padre, decide che il distintivo non è più sufficiente e assume l’identità della vigilante Black Scorpion. Come quasi ogni supereroe che si rispetti mantiene il segreto persino al collega Michael Russo. Dispone di dispositivi hi-tech, pratica arti marziali e soprattutto possiede un’automobile superaccessoriata. Ad aiutarla c’è Argyle Simms, ex ladro d’auto diventato esperto di tecnologia. Il misterioso anello a forma di scorpione lasciatole dal padre sembra inoltre aumentarne forza e capacità fisiche.
Lo stesso Corman spiegò di voler realizzare una sorta di versione femminile di Superman, Spider-Man e Batman, combinando atmosfere da vigilante mascherato, criminali caricaturali, gadget improbabili e un gusto volutamente camp ispirato tanto al Batman cinematografico quanto alla pittoresca serie televisiva anni ’60.

Black Scorpion si colloca inoltre in un momento curioso della storia dei cinecomic. Il successo planetario di Batman di Tim Burton nel 1989 aveva dimostrato che i supereroi potevano nuovamente funzionare sul grande schermo e, negli anni immediatamente successivi, cinema e televisione cominciarono a sondare il terreno con risultati molto diversi. Nel 1990 arrivò Flash (1990), ambiziosa serie televisiva con John Wesley Shipp, fortemente influenzata anche nell’estetica dal film di Burton e accompagnata dalle musiche dello stesso Danny Elfman. Nonostante l’investimento produttivo e un certo successo, la serie durò però soltanto una stagione, per un totale di 22 episodi.

Pochi anni dopo lo stesso Roger Corman partecipò come produttore esecutivo alla realizzazione di The Fantastic Four, adattamento dei personaggi Marvel completato nel 1994 ma mai distribuito ufficialmente. Realizzato con un budget estremamente ridotto rispetto alle ambizioni del soggetto, anche quel film si muoveva “pericolosamente”, e oggi irresistibilmente, ai confini del trash, fra costumi economici, effetti speciali artigianali e una generale atmosfera da film realizzato con quello che si era riusciti a trovare in magazzino.

In questo senso Black Scorpion sembra quasi la naturale prosecuzione di quell’esperienza. Corman aveva evidentemente intuito che i personaggi provenienti dai fumetti, o costruiti secondo i loro meccanismi, possedevano un potenziale ancora inesplorato. La grande moda dei cinecomic non era ancora realmente iniziata, ma stava prendendo forma. Negli anni ’90 il genere procedeva ancora per tentativi, alternando grandi produzioni, serie televisive e piccoli film a basso costo; sarebbe stato soprattutto con X-Men nel 2000 e, poco dopo, con Spider-Man nel 2002 che Hollywood avrebbe compreso definitivamente le enormi potenzialità commerciali del fenomeno.

Per Black Scorpion il risultato è ai limiti del trash, e probabilmente è proprio lì che trova buona parte della propria ragion d’essere. Effetti economici, dialoghi sopra le righe, sensualità molto anni ’90 e villain surreali. È uno di quei prodotti nei quali il confine fra parodia intenzionale e involontaria diventa così sottile da smettere quasi di avere importanza.
Visto oggi, Black Scorpion appare quindi come uno di quegli strani “fossili” televisivi appartenenti all’epoca precedente all’esplosione del cinecomic moderno: quando indossare un costume da supereroe non significava ancora automaticamente budget da centinaia di milioni di dollari, universi condivisi e franchise pianificati per dieci anni. Nel mondo di Roger Corman bastavano una vigilante in costume, qualche gadget, un’automobile modificata, cattivi improbabili e soprattutto la ferma convinzione che, con un po’ di inventiva, si potesse fare Batman spendendo infinitamente meno.

Evidentemente funzionò abbastanza da non fermarsi lì: nel 1997 arrivò Black Scorpion II: Aftershock, ancora con Joan Severance, mentre nel 2001 il personaggio divenne protagonista di una vera serie televisiva per Sci-Fi Channel, questa volta interpretato da Michelle Lintel.
In conclusione, Black Scorpion rappresenta perfettamente la filosofia produttiva di Roger Corman: osservare ciò che Hollywood sta facendo con decine di milioni di dollari e chiedersi, più o meno, “Quanto possiamo spendere in meno e farlo lo stesso?” Nel caso di Black Scorpion, la risposta sembra essere: “parecchio meno, ma la qualità, naturalmente, è un altro discorso.”
Il trailer:








