Mi piacerebbe, una volta tanto, poter iniziare con un giudizio completamente positivo, ma questo sembra essere un periodo piuttosto difficile per il cinema, soprattutto per quello di fantascienza, che continua a soffrire soprattutto per mancanza di idee e di spessore.
La sensazione che si prova guardando The Dog Stars è, per certi versi, simile a quella lasciata dall’ultimo film di Steven Spielberg: un’opera arrivata fuori tempo massimo. Non perché manchino mestiere o mezzi, ma perché il film fa parte del filone post-apocalittico sfruttato ormai da più di cinquant’anni, dove trovare qualcosa di davvero nuovo è ormai difficile.

Detto questo, The Dog Stars è comunque un film ben diretto e tecnicamente di ottimo livello. Ridley Scott sa ancora perfettamente come mettere in scena una storia, e l’eccellente fotografia di Erik Messerschmidt valorizza molto bene gli ampi paesaggi. Pur non essendo un film d’azione, ci sono alcune sequenze dal ritmo più serrato, ben realizzate e capaci di dare energia alla storia. Soprattutto il film non annoia, scorre bene e mantiene un buon ritmo per tutta la durata. Anche il cast fa il suo dovere: Jacob Elordi, nel ruolo di Hig, è convincente, così come Josh Brolin, Margaret Qualley, Guy Pearce e Allison Janney. Non male anche la colonna sonora di Harry Gregson-Williams, che accompagna efficacemente le atmosfere del film senza risultare invadente.
Il problema non è certo la regia, né la parte tecnica o gli attori.
La sceneggiatura di Mark L. Smith e Christopher Wilkinson, tratta dal romanzo del 2012 di Peter Heller, non è scritta male, ma sceglie strade piuttosto convenzionali e fatica a offrire qualcosa che non abbiamo già incontrato molte volte nel genere. Anche i personaggi avrebbero forse avuto bisogno di maggiore sviluppo. Eppure, negli anni, abbiamo visto film dello stesso filone realizzati con budget molto più bassi riuscire a sorprendere di più, magari grazie a un’idea originale o semplicemente a dinamiche più interessanti tra i protagonisti.

In questo senso, però, la scelta di Scott diventa forse più comprensibile se si guarda anche al suo passato. The Dog Stars presenta infatti diverse affinità con il celebre romanzo Io sono leggenda di Richard Matheson, un progetto che il regista aveva cercato di portare sullo schermo già negli anni ’90. Nel 1997 Scott venne coinvolto dalla Warner Bros. per un nuovo adattamento del romanzo, con Arnold Schwarzenegger nel ruolo del protagonista, ma il film venne poi abbandonato l’anno successivo, soprattutto a causa dei costi ormai troppo elevati e delle difficoltà legate allo sviluppo della sceneggiatura. Non è difficile quindi immaginare che The Dog Stars, con il suo mondo quasi svuotato da una pandemia, la solitudine dei sopravvissuti e il tentativo di ricostruire una qualche forma di normalità dopo la catastrofe, abbia rappresentato per Scott anche l’occasione di tornare verso atmosfere e temi che lo interessavano già quasi trent’anni fa. Forse proprio questo contribuisce a spiegare quella sensazione di film appartenente, almeno concettualmente, a un’altra epoca.
Viene quindi da chiedersi se, a monte, non sarebbe servita una scelta più attenta della sceneggiatura da portare sullo schermo. È la stessa domanda che mi sono fatto davanti ad alcuni film recenti, come quello di Steven Spielberg e Coppola: perché registi con un’esperienza e una libertà creativa di questo livello scelgono proprio certi progetti? A volte viene quasi da pensare che siano film rimasti nel cassetto per anni, concepiti molto tempo prima e realizzati solo adesso, quando però il cinema e il pubblico hanno già visto e rivisto molte volte quelle stesse idee.
Trailer








