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Rick Baker mostra il prototipo di Night Skies, il progetto di Spielberg mai realizzato

Rick Baker Night Skies

L’artista degli effetti speciali Rick Baker ha diffuso un raro filmato dal suo archivio riguardante il prototipo dell’alieno animatronico da lui realizzato per Night Skies, il progetto mai realizzato di Steven Spielberg del 1980. Nel post, Baker ricorda di aver creato quel prototipo 46 anni fa, quando Night Skies era ancora in fase di sviluppo: il film avrebbe dovuto essere diretto da Ron Cobb, mentre Spielberg ne sarebbe stato il produttore.
Il video mostra un animatrone incredibilmente avanzato e complesso, ricchissimo di dettagli, fluido nei movimenti e sorprendentemente realistico. Si tratta di una realizzazione molto avanti per il suo tempo, sofisticata non solo nella scultura e nella resa organica della creatura, ma anche nella complessità dei meccanismi interni. Per funzionare e attivare ogni sua parte, l’animatrone richiedeva l’intervento coordinato di più operatori, ciascuno incaricato di controllare specifici movimenti di tutte le sue parti.

Il video:

Night Skies occupa un posto molto particolare nella storia dei progetti mai realizzati. Dopo il successo di Incontri ravvicinati del terzo tipo, Spielberg pensò a una variazione molto più dark del tema dell’incontro con gli extraterrestri. L’idea non era più quella del contatto mistico e quasi religioso, ma quella di una storia dai toni cupi, quasi horror, ambientata in una fattoria isolata e incentrata su un gruppo di alieni minacciosi. La sceneggiatura venne affidata a John Sayles, mentre il progetto visivo coinvolse figure di primissimo piano come Ron Cobb e Rick Baker.
Baker, già allora tra i più talentuosi creatori di creature e make-up prostetici del cinema americano, lavorò alla realizzazione di alieni animatronici complessi, fisici, concreti, pensati per essere realmente davanti alla macchina da presa. I materiali oggi riemersi mostrano proprio questo, non semplici bozzetti o idee preliminari, ma un lavoro avanzato su creature dotate di una forte identità visiva, con un’impostazione decisamente più inquietante rispetto ad E.T. destinato ad un pubblico di più giovani.

Night Skies diventa storicamente importante, perché seppur mai realizzato, molte sue idee sopravvissero, trasformandosi in altre opere. L’elemento domestico con la minaccia che entra nello spazio familiare, anticipa in parte certe atmosfere di Poltergeist. L’idea di piccole creature aliene o mostruose, dispettose e pericolose, sembra riecheggiare in seguito in Gremlins. Il nucleo più tenero del progetto: l’amicizia tra un bambino e un extraterrestre non ostile, sarebbe poi diventata la base emotiva di E.T. l’extra-terrestre.

Il passaggio da Night Skies a E.T. non fu quindi soltanto narrativo, ma anche visivo. Il design di E.T. deve certamente molto al lavoro preparatorio realizzato da Rick Baker per Night Skies. In quei prototipi si riconoscono molte intuizioni che sarebbero poi state addolcite, semplificate e rese più empatiche nella versione definitiva del personaggio. Gli alieni di Night Skies appartenevano a un immaginario più dark: erano creature disturbanti, pensate per generare inquietudine. Da quella stessa matrice visiva sarebbe nato, attraverso una trasformazione, uno degli extraterrestri più amati della storia del cinema. La creatura minacciosa si trasforma in un personaggio fragile, bisognoso di protezione, capace di suscitare tenerezza invece che paura.

Il filmato non mostra soltanto una curiosità d’archivio o un progetto abbandonato, ma una tappa decisiva nel processo creativo che avrebbe portato a E.T..
Rick Baker rappresenta del resto uno dei maggiori esponenti degli effetti speciali pratici. Pluripremiato con l’Oscar, specializzato in make-up complessi, creature realistiche e realizzazioni animatroniche, Baker ha contribuito in modo determinante a definire l’estetica del cinema fantascientifico e horror tra gli anni ’70 e ’80.

Prima dell’E.T. che tutti conosciamo esisteva già un lavoro di progettazione, modellazione sviluppato da Rick Baker riguardante creature extraterrestri. Anche se il tono era diverso, anche se l’intenzione era più cupa e minacciosa, è difficile non vedere in quei prototipi una matrice visiva simile. La trasformazione operata successivamente non cancella quel punto di partenza.