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Il futuro nel passato

RetroFuturismo

Anno 1939, i furiosi venti della Seconda Guerra Mondiale soffiano tragicamente sull’Europa. Il lato oscuro dell’Umanità si palesa nel trionfo di totalitarismi violenti e prevaricatori.
L’americana General Motors sceglie l’ottimismo, sponsorizzando l’esposizione universale di New York: tema dominante della manifestazione è il “mondo di domani”. I visitatori della mostra partecipano al “Futurama”, un percorso che prevede un ideale volo d’uccello sopra un’immaginaria megalopoli del 1960 ribattezzata Democraticy, opera del visionario designer Norman Bel Geddes.

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Si instilla lentamente la convinzione che il futuro dell’Uomo possa riservare scenari rosei: auto che imitano la forma di una goccia, città volanti, edifici dalla morbida silhouette e cupole nelle profondità degli oceani sono rappresentazione di un ottimismo che inizia a fare presa su molte persone. Il ventesimo secolo è, tuttavia, un tempo oscuro: al termine di due sanguinose guerre globali, succede la strisciante e ben più spaventosa “guerra fredda”. Il mondo, diviso in due blocchi, vive perennemente sull’orlo di un conflitto nucleare. Anche in questo contesto, apparentemente sterile di idee lungimiranti, spiccano però personalità lungimiranti che illuminano quel futuro così incerto.

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Negli anni ’60, così diversi da come furono immaginati alla fiera del ’39, Walt Disney immagina una piccola società ideale, nella quale gli esseri umani sono agevolati da una tecnologia in continua evoluzione. Il suo progetto “EPCOT” (Experimental Prototype Community Of Tomorrow) si sgretola alla morte di Walt: in memoria di quel proposito sorge oggi l’ EPCOT Center, parco a tema suddiviso in aree tematiche gestito dalla Walt Disney Company. Gli anni ’60 sono anche il tempo per un nuovo expo internazionale che si svolge, ancora una volta, a New York: tra il 1964 e il 1965 la città americana sceglie nuovamente il tema di un futuro “sostenibile”.

Questa nuova edizione è tuttavia più consapevole, meno trasognata di quella svoltasi venticinque anni prima: segnata dagli eventi funesti che si sono verificati nel tempo, la fiera del ’64 infonde la speranza (effimera) di una tecnologia foriera di pace, esplorando temi come le telecomunicazioni (negli stand della Bell viene presentato il “Picturephone”, antenato della video telefonata) e il rapporto con l’avventura spaziale (sono i tempi delle missioni Gemini e non solo).

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Proprio alla fiera del ’64 è liberamente ispirato “Tomorrowland”, film del 2015 con George Clooney e prodotto, ovviamente, dalla Walt Disney Picture.
L’allucinazione di un futuro “diverso” prosegue, negli anni ’70 ed ’80, attraverso numerose discipline narrative: diverse forme espressive, differenti artisti che esprimono le proprie, profetiche visioni. Se scrittori come Dick e Gibson ci raccontano le infinite possibilità di mondi venturi, disegnatori come Chris Foss, Ron Cobb e Syd Mead imprimono suggestivi scenari attraverso opere di grande impatto, che caratterizzano anche film di culto, entrati ormai nell’immaginario collettivo. Il progresso, concepito nel passato, si potrebbe sintetizzare nelle parole di Eleanor Roosevelt: Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.

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