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Spider-Man giapponese (1978), il tokusatsu ufficiale Marvel che trasformò l’Uomo Ragno in un eroe spaziale

japanese-spider-man-Spider-Man giapponese (1978) marvel

Quando si parla delle trasposizioni live action de L’uomo ragno, si pensa quasi sempre alle produzioni statunitensi. Eppure, tra le incarnazioni più eccentriche e sorprendenti del personaggio, ce n’è una che arriva direttamente dal Giappone e che ancora oggi continua a esercitare un fascino tutto particolare: Spider-Man, la serie televisiva prodotta dalla Toei nel 1978 per un totale di 41 episodi, ai quali va aggiunto anche un film distribuito nei cinema.
Va chiarito subito un punto essenziale: lo Spider-Man giapponese era un prodotto ufficiale Marvel, non una semplice imitazione o una versione apocrifa dell’Uomo Ragno. La serie nacque infatti da un accordo che consentì alla Toei di realizzare una reinterpretazione nipponica del personaggio, con la concessione dei diritti da parte di Stan Lee alla società giapponese. Questa libertà concessa ai produttori permise alla Toei di dar vita a una versione radicalmente diversa da quella americana.

Quella giapponese, infatti, non è una trasposizione fedele dei fumetti creati da Stan Lee e Steve Ditko. Al contrario, è una reinvenzione quasi totale, che conserva il costume e alcuni elementi iconici dell’eroe Marvel, ma riscrive praticamente tutto il resto: origini, ambientazione e immaginario. In questa versione Spider-Man non è Peter Parker, bensì Takuya Yamashiro, un giovane motociclista che entra in contatto con una navicella aliena e riceve i suoi poteri dal guerriero spaziale Garia, ultimo superstite del pianeta Spider, distrutto dalle forze nemiche.

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Takuya non è uno studente newyorkese tormentato dai problemi quotidiani, ma un eroe d’azione in stile tokusatsu, il filone televisivo giapponese con costumi sgargianti, scene d’azione spettacolari, mostri, esplosioni, effetti speciali artigianali e una messinscena volutamente sopra le righe. Il suo principale avversario è il Professor Monster, leader della malvagia Iron Cross Army, organizzazione aliena decisa a conquistare l’Universo. Al posto dei classici nemici del fumetto Marvel, come Goblin o Doctor Octopus, qui troviamo una galleria di creature mostruose, soldati e minacce fantascientifiche che spostano immediatamente la serie verso un look tutto giapponese.
L’elemento che ha reso questa incarnazione di Spider-Man davvero particolare è il gigantesco robot Leopardon. Quando il mostro di turno diventa troppo potente per essere affrontato in un normale scontro corpo a corpo, Takuya richiama la sua navetta spaziale Marveller, che si trasforma appunto in Leopardon, un mecha enorme pronto a chiudere la battaglia.

L’idea di trasformare Spider-Man in un eroe extraterrestre dotato di astronave e robot gigante nasceva anche da esigenze precise. La Toei voleva adattare il personaggio ai gusti del pubblico giapponese della fine degli anni ’70, molto più ricettivo verso il linguaggio dei serial con mostri e robot giganti, che non verso il classico modello del supereroe americano. In questo senso la serie compie un’operazione affascinante: prende un’icona pop occidentale e la rifonda completamente secondo i codici della fantascienza televisiva nipponica.
Takuya Yamashiro possiede sì il costume, i poteri del ragno e il senso di pericolo che richiamano il personaggio Marvel, ma si comporta come un protagonista d’azione tipicamente giapponese. Entra in scena con pose teatrali, lancia proclami eroici, combatte con energia acrobatica, sfreccia su mezzi futuristici e affronta mostri giganti.

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La serie conserva il fascino di una produzione televisiva figlia del suo tempo, costruita con mezzi limitati, ma con una fantasia sfrenata. Il budget non era certo illimitato e questo si rifletteva in alcune soluzioni ricorrenti, come l’uso di sequenze d’archivio nei combattimenti finali di Leopardon.
A completare il quadro c’è anche il film del 1978. Si tratta sostanzialmente di un’estensione cinematografica della serie, diretta da Kōichi Takemoto e scritta da Susumu Takaku, collocabile cronologicamente tra gli episodi 10 e 11.

Con il passare degli anni questa versione di Spider-Man non è stata affatto dimenticata. Lo stesso personaggio di Takuya Yamashiro è stato recuperato dalla Marvel nei crossover fumettistici Spider-Verse e Spider-Geddon, segno evidente di come quella che per lungo tempo era sembrata soltanto una deviazione curiosa sia invece diventata un cult.
Spider-Man resta una serie “anomala” e in fondo irripetibile. Non è la versione più elegante o raffinata del L’Uomo Ragno, ma è certamente una delle più libere e visionarie. Forse è proprio per questo che continua a essere ricordata con tanto affetto.

La sigla

The Amazing Spider-Man (1977-1979) serie TV