Home News “THE TERROR”: recensione della serie prodotta da Ridley Scott

“THE TERROR”: recensione della serie prodotta da Ridley Scott

La serie antologica “The Terror” della rete americana AMC si basa su fatti storici realmente accaduti: il comandante Franklin e i 128 membri dell’equipaggio partirono nel 1845 con le due navi Erebus e Terror, ma da quando raggiunsero il Mare di Baffin di loro non si ebbero più notizie.
I primi resti, compreso il diario di bordo di Franklin, furono ritrovati nel 1858 sull’Isola di Re William.
Poi più nulla, questo fino a quando il relitto dell’Erebus venne ritrovato il giorno 11 settembre del 2014, in posizione verticale e a dodici metri di profondità.
Nei primi giorni di Settembre del 2016 è stato annunciato il ritrovamento del relitto della Terror, in una piccola insenatura dell’isola di Re William.
Quello che è certo è che gli uomini dell’equipaggio abbandonarono le navi incagliate nei ghiacci per mettersi in cammino, nel disperato tentativo di salvarsi la vita.

Sono pochi i resti umani ritrovati, la maggior parte dei quali mostrano segni di botulino, scorbuto e saturnismo, alcune testimonianze Inuit parlarono addirittura di casi di cannibalismo.
La serie “The Terror” si basa sull’omonimo romanzo di Dan Simmons, pubblicato in Italia con il titolo “La scomparsa dell’Erebus”.

Non credo vi siano dubbi sul giudicare questo serial una prova magistrale di recitazione, scenografia ed accurata ricostruzione storica (garantita dalla produzione di Ridley Scott), tensione, introspezione ed orrore.
Al realismo dei fatti e ad una pregevole ricostruzione storica si aggiunge la presenza di un predatore misterioso che falcidierà gli equipaggi, il Tuunbaq, spietato ed inafferrabile.

Il viaggio si connota per essere una discesa agli inferi simile a quella tratteggiata da Joseph Conrad nel romanzo “Cuore di Tenebra”, ripresa poi nel film “Apocalypse Now” di Coppola, dove la reale discesa nella tenebra avviene dentro ognuno di noi.
E nella tenebra generata da una spietata lotta per la sopravvivenza ogni uomo può diventare un mostro.
Lo svolgimento narrativo tratteggia l’evoluzione dei personaggi in modo sopraffino: la presa d’atto dell’orrore da parte del capitano John Franklin è sconvolgente nella sua semplicità: le scene in cui viene dilaniato si alternano ai ricordi di eleganti serate di gala in compagnia della moglie. Il granitico, ma terribilmente disperato, capitano Francis Croazier sarà quello che si farà carico delle sorti di ogni uomo della spedizione, fino al monolitico e sorprendente finale.

La presenza del diabolico Hickey aleggia come una identità misteriosa e perversamente distorta, il percorso di ricerca ed il sommo sacrificio del dottor Goodsir è dilaniante in ogni suo istante: “Era il migliore di tutti noi.” dirà a denti stretti Croazier.
Ed allora lasciatevi intrappolare nelle desolate distese polari, lasciate che il dubbio Carpenteriano presente nelle ultime scene de “La Cosa” in cui gli unici due uomini sopravvissuti iniziano a dubitare l’uno dell’altro, riviva nella disperata lotta dell’equipaggio della Terror e dell’Erebus.
Certamente avrei preferito di gran lunga un Tuunbaq in animatronic piuttosto che in CGI, ammetto di essere un nostalgico.
Ma non ho remore nel giudicare questo prodotto una gelida gemma rara.

 

Articolo  a cura di Giovanni Pasini

Giovanni Pasini, nasce a Brescia nel 1971 , insegnante laureato in lettere. Fin da ragazzo è appassionato di cinema, uno dei suoi generi preferiti è la fantascienza, da questo suo interesse nasce la collaborazione con FantascienzaItalia.com