Home 1980 Robotech (1985): la linea di giocattoli

Robotech (1985): la linea di giocattoli

Dalle ceneri di una guerra mondiale e due bombe atomiche possono nascere prodotti e avventure in grado di saldare due culture totalmente diverse. Esattamente quarant’anni dopo gli orrori di Hiroshima e Nagasaki infatti, una saga di cartoni animati giapponesi arriva negli Stati Uniti ed entra a far parte dell’iconografia stessa degli anni ’80. Un’epopea che si sviluppa a cavallo di tre guerre (stavolta di fantasia) combattute tra cielo e terra.

È il 1985 quando la casa di produzione americana Harmony Gold decide di creare una serie animata mecha per il mercato occidentale; l’azienda acquisisce tre differenti cartoni animati giapponesi (Macross, Southern Cross e Mospeada) che vengono allacciati attraverso la riscrittura di sceneggiature e dialoghi.

Dall’accorpamento di questi anime nasce Robotech: il titolo della serie è curiosamente dovuto alla denominazione conferita ad una linea di modellini immessa sul mercato occidentale qualche anno prima ad opera della statunitense Revell, detentrice dei diritti per la riproduzione di vari mecha nipponici. Complessa e sofisticata opera, Robotech offre sconfinate divagazioni futuristiche riguardo veicoli e robot di ogni dimensione e stazza.

Robotech 1985

Il grande successo da il via ad un vasto seguito tra spin-off, giochi da tavolo, romanzi, fumetti e videogiochi. Moto, astronavi e aerei affollano il variegato universo della serie. Gli aerei da caccia Veritech Fighter (VF) vengono disegnati per la prima volta tra il 1980 e il 1982 dal mecha designer Shoji Kawamori: questi sono una versione futuristica del celeberrimo Tomcat F-14, ma sono in grado di trasformarsi attraverso varie combinazioni in giganteschi robot.

La britannica Matchbox distribuisce una serie di mezzi e action figure: il pezzo più interessante della linea è, senza dubbio, la mastodontica riproduzione del VF-S1 Valkyrie che, pur limitata alla configurazione di aereo, resta ancora oggi un oggetto di spasmodica ricerca da parte dei collezionisti.

Una singolare parentesi vede sovrapporsi alla figura de velivolo Valkyrie quella del robot Jetfire nella serie animata Transformers. Questi condividono infatti numerose analogie, come gran parte dei tratti distintivi e un meccanismo di trasformazione pressoché identico. Il motivo risiede nella provenienza dei robot in questione; a differenza della maggior parte dei Transformers, il Jetfire non è infatti prodotto da Takara; viene assemblato dalla Takatoku, azienda che produce una linea di giocattoli attinenti alla serie Macross.

jetfire transformers g1 mib

Negli anni ’90 Harmony Gold e accende un’aspra diatriba con Hasbro (che distribuisce i Transformers) portando in tribunale una questione che si trascina da decenni. La questione si concluderà con un accordo tra le parti di cui nulla è dato sapere. Nel frattempo Harmony Gold introduce una nuova linea di giocattoli, gettando un ipotetico ponte verso la produzione della nuova linea Exosquad, risposta americana allo strapotere degli anime giapponesi. Oggi molti produttori propongono repliche, più o meno meritevoli, ispirate a Macross e compagni.

matchbox-1985-robotechNella sua complessità, Robotech scrive una pagina di storia dell’animazione e del merchandise che ancora oggi conta su milioni di ammiratori nel mondo. I giocattoli derivati da quest’avventura transoceanica sono un punto di riferimento per le generazioni che hanno volato con la fantasia attraverso le ali del Valkyrie, sull’onda di un’alchimia irripetibile tra l’animazione giapponese e le intuizioni commerciali statunitensi.

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