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Riutilizzo: il successo della SpaceX

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L’11 novembre alle 16:57, si è conclusa l’undicesima missione della SpaceX del 2019.
Il lancio prevedeva l’inserimento in orbita di 60 satelliti Starlink, realizzati dalla stessa SpaceX, con lo scopo di creare una costellazione in grado di portare internet su tutto il pianeta.

Con questa missione, l’azienda aerospaziale fondata da Elon Musk, ha ottenuto due nuovi primati: il quarto riutilizzo e atterraggio del medesimo Falcon 9 e il riutilizzo dei fairing.

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Il Falcon 9 è un razzo a due stadi e il primo è dotato di sistemi che gli consentono di ritornare a terra ed atterrare utilizzando i motori. Con questa missione è avvenuto il quarto rientro consecutivo per lo stesso booster.
I Falcon 9 utilizzati nelle ultime missioni sono denominati Block 5 e sono stati progettati per volare fino a 10 volte consecutive effettuando minimi interventi di manutenzione.

Per il rientro, il razzo è atterrato su una chiatta in mezzo al mare, a circa 628 km dalla costa di Port Canaveral.

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Altre componenti riutilizzate sono state i fairing (o coperture). Si tratta dei due semigusci che proteggono il carico durante la salita del razzo. Le coperture sono elementi che devono sopportare le grandi forze aerodinamiche causate dall’impatto ad alta velocità con l’aria.

Riutilizzare i fairing implica un grande risparmio per la compagnia, in quanto rappresentano il 10% del costo dell’intero razzo. Quelle che hanno protetto gli Starlink erano state recuperate ad aprile ed avevano volato con un Falcon Heavy, il razzo “pesante” di SpaceX.

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Anche in questa occasione doveva essere tentato il recupero, ma a causa del mare troppo agitato, le due navi dotate di enormi reti per catturarle al volo, sono state costrette a rientrare in porto.

Questi risultati rappresentano un importante passo avanti nell’esplorazione spaziale, perché permettono di abbassare i costi per le spedizioni e rendere lo spazio accessibile a molte più aziende.

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