Home Corsa allo Spazio L’altra metà della Luna: le donne dell’impresa spaziale

L’altra metà della Luna: le donne dell’impresa spaziale

JoAnn_Morgan apollo 11

Il 20 luglio 1969 il modulo Eagle e suoi astronauti toccarono per la prima volta la superficie lunare. L’impresa fu resa possibile non solo grazie al coraggio e alla preparazione degli storici astronauti in prima linea, i leggendari Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins. Molti uomini lavorarono per rendere possibile la conquista della Luna; tra loro, anche alcune donne di straordinario valore.
Margaret Hamilton, JoAnn Morgan e Katherine Johnson sono tre scienziate, matematiche e tecniche informatiche le quali storie professionali e umane meritano di essere menzionate per diversi motivi: le tre donne apportarono un contributo insostituibile alla riuscita di missioni come quella dell’Apollo 11 e la conquista della Luna; inoltre è impossibile non sottolineare l’incredibile contributo e ispirazione che hanno rappresentato per le lavoratrici che nello scorso secolo cominciavano ad affacciarsi professionalmente a campi fino a prima inaccessibili.
Persino nella (all’epoca, come oggi) modernissima NASA, la loro storia non fu priva di ostacoli: si trattava infatti di un contesto lavorativo prettamente maschile e storicamente ancora non preparato all’evoluzione che sarebbe avvenuta in pochi anni per le donne e il mondo del lavoro.

Margaret Hamilton, informatica e sistemista, aveva 32 anni quando il suo software rimediò ad un momento critico che avrebbe potuto pregiudicare l’allunaggio stesso, rendendo possibile quella famosa prima passeggiata sul suolo lunare.

Il software (scritto manualmente…) di Margaret

La Hamilton e il suo team svilupparono un software che permetteva al computer di riconoscere i messaggi di errore e ignorare le attività a bassa priorità per gestire meglio la potenza di calcolo del il limitato – seppure avveniristico per l’epoca – computer di bordo. Il software fu un lavoro a dir poco monumentale, scritto su schede perforate destinate ad essere inserite dentro interfacce senza nessun tipo di aiuto visivo, come uno schermo.

L’incidente in fase di atterraggio

Dopo 5 minuti dall’inizio della discesa, a 1800 m sopra la superficie lunare il computer di bordo si sovraccaricò, trasmettendo numerosi messaggi di errore, cosa che sottraeva parte della preziosissima (e molto limitata!) potenza di calcolo necessaria all’allunaggio.
L’operazione rischiò di essere interrotta ma entrò in gioco il programma scritto da Margaret Hamilton; si trattava di un sistema per riconoscere ed escludere dall’esecuzione i processi di bassa priorità che potevano sovraccaricare la capacità del computer di bordo.
Il programma fece impeccabilmente il suo lavoro: riconobbe tutti quei messaggi di errore come “basse priorità”, li interruppe, compensò e guidò senza pecche gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin verso la superficie della Luna fino al loro atterraggio. Fu così che, con carburante sufficiente solo per altri 30 secondi di volo, Neil Armstrong finalmente annunciò: “The Eagle has landed.”

Margaret Hamilton oggi

La Hamilton oggi si avvicina al traguardo degli 82 anni, ha pubblicato oltre 130 articoli scientifici, studi e relazioni su numerosi argomenti e sui sei principali programmi spaziali ai quali ha partecipato. È una delle persone per le quali fu coniato il termine “ingegnere informatico”.
Il 22 novembre 2016 ha ricevuto la Medaglia Presidenziale della Libertà dal Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, la più alta onorificenza che possa essere conferita ad un civile americano, per il suo fondamentale contributo nelle missioni Apollo.

JoAnn Morgan: la prima donna nella sala di controllo

JoAnn Morgan

Un’altra figura femminile che scrisse sia la storia della conquista dello spazio che quella dell’emancipazione professionale per le donne fu senza dubbio JoAnn Morgan. La giovane JoAnn aveva 28 anni quando venne scelta per partecipare al lancio dell’Apollo 11 nel ruolo di tecnico delle comunicazioni. Fu inoltre l’unica donna ad avere accesso alla sala di controllo di Cape Canaveral dalla quale il personale della NASA assistette allo storico lancio del 16 luglio 1969. Tuttavia la Morgan era semplicemente il migliore tecnico delle comunicazioni che avevano e la sua partecipazione al lancio venne espressamente richiesta. Nonostante ciò, la Morgan ebbe bisogno di un permesso speciale per poter essere lì presente.

joann-morganUn contesto lavorativo fuori dal comune

JoAnn Morgan si ritrovò presto a dover fare i conti con le perplessità e le reticenze di un ambiente del tutto maschile, che si rivelò ostico in più episodi. Situazioni come l’assenza di un qualsiasi bagno femminile, il divieto di mangiare alla stessa mensa dei colleghi, fino ad arrivare a telefonate oscene e gesti screanzati. Fortunatamente numerosi dipendenti erano dalla sua parte e si mostrarono accoglienti e gentili: “A volte, durante i numerosi test, il guardiano mi si avvicinava e mi diceva “hai bisogno di fare una pausa? Faccio liberare il bagno degli uomini” La Morgan dichiarò anche che i colleghi erano pazienti e cercavano di non notarla. “Se dovevo andarci, dovevo andarci!”, dichiarò ridacchiando.

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JoAnn Morgan oggi

JoAnn Morgan ha oggi 78 anni; fu la prima donna ingegnere a lavorare alla NASA nel John F. Kennedy Space Center e la prima donna a ricoprire il ruolo di dirigente del Kennedy Space Center. Per il suo lavoro alla NASA, la Morgan è stata premiata nel 1995 e nel 1998 dal Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton come Dirigente di Merito. Prima del suo pensionamento nel 2003, ha ricoperto varie posizioni dirigenziali per oltre 40 anni nei programmi di volo spaziale.

Katherine Johnson

Katherine Johnson, il computer umano

L’ultimo personaggio femminile di cui vogliamo raccontarvi è l’afroamericana Katherine Johnson. Nata in Virginia nel 1918, Katherine era una ragazza che amava contare praticamente ogni cosa. Appassionata di numeri e assolutamente brillante nel campo della matematica, presto divenne insegnante.

Era il 1952 quando una sua parente le disse che il Comitato Consultivo Nazionale per l’Aeronautica (il NACA, che sarebbe diventato la NASA dal 1958) era alla ricerca di matematici. Katherine giunse quindi al Langley Memorial Aeronautical Laboratory ad Hampton, in Virginia. Entrò nel team di matematici guidato da un’altra donna di colore, Dorothy Vaughan, la prima afroamericana ad aver mai lavorato alla NASA.

Katherine definiva scherzosamente le colleghe come “Computer con la gonna”, si trattava infatti di un team di eccellenti matematiche (nonchè diverse donne di colore, da qui l’altro soprannome di “Colored computers”) capaci di eseguire manualmente qualunque calcolo complesso in un’epoca dove i primi computer cominciavano ad essere impiegati, ma ancora troppo rudimentali per essere davvero affidabili.

Il compito principale della Johnson e del suo team era quello di leggere e interpretare i dati dalle scatole nere degli aerei e svolgere calcoli matematici.

Dagli aerei alle rotte aerospaziali

Un giorno a Katherine venne assegnato il compito di aiutare la Flight Research Division, dove rimase: i suoi brillanti risultati fecero sì che la Divisione la ritenne insostituibile e non volle più fare a meno di lei.

Katherine Johnson passò dunque ad occuparsi di complessi calcoli aerospaziali: la traiettoria della capsula di Alan Shepard e il percorso che avrebbe dovuto fare l’astronauta John Glenn sono tra quelli. John Glenn stesso stimava il lavoro della donna: pretese che la Johnson ricontrollasse tutti i calcoli effettuati dal computer elettronico…

Katherine Johnson

Katherine Johnson nel Programma Apollo

La missione dell’Apollo 11 consacrò Katherine Johnson. Fu infatti lei a calcolare la traiettoria per far arrivare l’astronave sulla Luna, così come contribuì al salvataggio dell’equipaggio dell’Apollo 13, grazie al suo lavoro sulle procedure di rientro. Oggi Katherine Johnson, quasi centenaria, e suo marito vivono ad Hampton, in Virginia. Continua a incoraggiare i suoi nipoti e studenti a perseguire una carriera nella scienza e nella tecnologia. Nel 2015 è stata insignita dal Presidente degli Stati Uniti Barack Obama con la Medaglia della Libertà, e durante l’occasione ha commentato: “Era il mio lavoro. E ho svolto il mio lavoro correttamente e bene”.

Katherine Johnson