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Electroma – 2006 dei Daft Punk

Electroma (2006) daft punk

Nel 1996 una coppia di giovani musicisti parigini si impone sul mercato discografico con i singoli “Da Funk” e “Around the World“. Da allora i musicisti Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem Christo iniziano una lunga e costante scalata, che li porta ad essere uno dei gruppi musicali più influenti degli anni novanta e duemila: i Daft Punk.

Da sempre avvezzi ai travestimenti e poco inclini a mostrare il proprio volto, i Daft Punk sperimentano numerosi escamotage per celare la propria identità, fino a giungere all’utilizzo dei caschi che il pubblico cinefilo conosce per l’apparizione del duo nel film Disney “Tron: Legacy” (2010). La carriera dei due musicisti francesi è legata a doppio filo con la settima arte: nel 2003 esce “Interstella 5555”, film d’animazione che si basa sulle musiche dell’album Discovery.

E’ il 2006 quando i due eclettici artisti si concedono un affascinante esperimento: ispirandosi ai loro stessi travestimenti, producono e girano il film “Daft Punk’s Electroma“.
La pellicola (che dura 74 minuti, il tempo di un cd) narra la storia di una coppia di androidi che vivono in un mondo di automi. Stanchi di appartenere ad una massa indistinta di individui tutti uguali, i due decidono di intraprendere la strada che li porterà a diventare umani. Dopo alcuni inutili tentativi di portare a termine il loro progetto, i reietti cyborg scelgono la via più dolorosa per liberarsi del loro fardello esistenziale. Scordatevi di vedere un semplice film musicale. La musica c’è, ma non è composta dai Daft Punk ma, soprattutto, è l’unico commento ad un film totalmente privo di dialoghi. Atmosfere naturali e vaste sono il giusto contrappunto rispetto alla fredda perfezione degli automi che popolano la bizzarra cittadina in cui si svolge il film.

Presentato al Festival di Cannes  nel 2006, “Daft Punk’s Electroma” è un film che ha diviso l’opinione pubblica. Mentre molti critici lo hanno stroncato, il pubblico sembra averlo apprezzato. “Daft Punk’s Electroma” è un visionario ed affascinante. Nonostante la lungaggine di alcune sequenze, risulta difficile distogliere lo sguardo dai due bizzarri protagonisti e non avvertire un moto di solidarietà nei loro confronti. Un esperimento riuscito in una carriera costellata di grandi successi.