Il 3 febbraio 1931 Albert Einstein visitò gli studi Warner Bros.-First National di Hollywood insieme alla moglie Elsa. Il celebre fisico si trovava in California per un periodo di lavoro al California Institute of Technology di Pasadena e, durante il soggiorno, ebbe modo di entrare in contatto anche con il mondo del cinema. Proprio negli studi Warner fu protagonista di una curiosa dimostrazione degli effetti speciali cinematografici dell’epoca.
Einstein ed Elsa, incuriositi, vennero fatti accomodare all’interno di una vecchia automobile sistemata su una struttura all’interno del teatro di posa. La vettura veniva scossa per simulare il movimento mentre Einstein, che curiosamente non aveva mai imparato a guidare, teneva il volante e fingeva di condurre l’auto. Il risultato trasformava la coppia nei protagonisti di un improbabile viaggio attraverso Los Angeles, le spiagge della California e l’Europa, arrivando persino a far “volare” l’automobile sopra le Montagne Rocciose.
Il filmato
Einstein ed Elsa vennero fatti accomodare in un’automobile davanti a un grande fondale blu. Non si trattava però del moderno blue screen, né di retroproiezione: si trattava di un effetto di doppia esposizione simile, verosimilmente legato ai procedimenti a separazione cromatica come il Dunning-Pomeroy Process di quel periodo. In appena un paio d’ore i tecnici Warner riuscirono a completare il processo in laboratorio e a mostrare il film finito allo stesso Einstein.

Per decenni quella breve pellicola sembrò perduta. Nel 2017, Becca Bender, allora impegnata nel programma della NYU dedicato alla conservazione delle immagini in movimento, individuò negli archivi del Lincoln Center una raccolta di film appartenuta a Leopold Godowsky Jr., musicista e co-inventore del Kodachrome. Tra circa 150 pellicole comparve anche un’insolita bobina in 35 mm nitrato con Einstein ed Elsa agli studi Warner. Il film venne successivamente digitalizzato dalla Library of Congress e presentato pubblicamente nel 2018 durante l’Orphan Film Symposium.
È un documento straordinario non soltanto per la presenza di Einstein, ma anche perché permette di osservare uno dei momenti in cui il più celebre scienziato del ‘900 si trovò letteralmente dentro un effetto speciale cinematografico, giocando davanti alla macchina da presa con quelle illusioni che Hollywood stava imparando a perfezionare.








