Home 1920 Dr. Jekyll and Mr. Hyde (1920)

Dr. Jekyll and Mr. Hyde (1920)

Il medico Henry Jekyll è un uomo mosso da forte impegno sociale e amore verso i più deboli. Ammirato per la propria filantropia, conquista ben presto il cuore della giovane Millicent, figlia di Sir George: quest’ultimo è, al contrario di Jekyll, un uomo dal comportamento dissoluto e dedito ai piaceri della vita. Stuzzicato dal futuro suocero, Jekyll esplora i misteri della propria personalità, mettendo a punto una potente “droga”. Grazie ad essa, il tranquillo medico si trasforma nel selvaggio e spietato Mr. Edward Hyde, quintessenza dei più bassi istinti umani.Il regista John Robertson firma nel 1920 questo film basato sul romanzo breve “Lo strano caso del dr. Jekyll e del signor Hyde”, scritto da Robert Stevenson. Curiosamente esce nello stesso anno, a distanza di un mese, un altro film basato sul racconto di Stevenson, omonimo e diretto da J. Charles Haydon.Punto di forza della pellicola di Robertson è la straordinaria interpretazione di John Barrymore che, più del trucco, riesce a trasmettere la devastante dicotomia tra le due personalità: si narra che al termine delle riprese Barrymore sia stato colto da esaurimento nervoso. Apprezzabili, seppur superati, gli effetti visivi che ritraggono la trasformazione. Fin dall’uscita del romanzo (1886) la storia dell’integerrimo Jekyll e del ripugnante Hyde fa breccia nell’immaginario collettivo. Il pubblico si identifica, in qualche modo, nel personaggio di Jekyll, uomo sostanzialmente buono, ma imprigionato nel proprio ruolo e nel proprio contesto sociale. La generosìtà e l’altruismo non possono, sa soli, soddisfare gli impulsi dell’essere umano che è (anche) selvaggio e istintivo. Mr. Hyde è, nella sua meschinità, la liberazione da qualsiasi etichetta sociale e piaggeria. Per questo motivo Jekyll non teme il suo mostruoso alter ego ma, piuttosto, lo cerca, come la luce necessita dell’alternanza all’oscurità. Jekyll non è meno mostruoso di Hyde nella sua ostinata e talvolta stucchevole bontà: è proprio l’eccessiva umanità a scatenare l’ira funesta di un uomo che, per troppo tempo, ha negato la propria natura bestiale. Nel corso del ventesimo secolo sono innumerevoli gli omaggi cinematografici alla tragica parabola del medico alla ricerca di se stesso. Quello proposto da Robertson è un piccolo gioiello che, a distanza di quasi cento anni, non smette di affascinare gli spettatori più raffinati.