Uscito nel 1998, Dark City è un’opera neo-noir fantascientifica diretta da Alex Proyas, regista già noto per Il Corvo del 1994. Il film si inserisce in quel filone di fantascienza filosofica di fine anni ’90 che avrebbe poi trovato consacrazione con The Matrix, ma lo fa con un’identità visiva e narrativa profondamente autonoma, sospesa tra espressionismo tedesco, pulp anni ’40 e riflessione metafisica sull’identità.
La storia segue John Murdoch, interpretato da Rufus Sewell, un uomo che si risveglia in una vasca da bagno senza memoria, braccato dalla polizia e da enigmatiche figure pallide note come gli “Stranieri”. Accusato di omicidio, Murdoch scopre progressivamente che la città in cui vive non è ciò che sembra: è un luogo dove la notte non finisce mai e dove le identità possono essere riscritte come pagine di un libro. Accanto a Sewell troviamo Kiefer Sutherland nel ruolo del dottor Schreber, ambiguo scienziato al servizio degli Stranieri; Jennifer Connelly nei panni della moglie Emma; e William Hurt nel ruolo dell’ispettore Bumstead, un detective stile hard-boiled catapultato in un incubo metafisico.

Lo stile visivo è uno degli elementi più distintivi del film. Le scenografie monumentali e continuamente rimodellate, realizzate anche attraverso un ampio uso di modellini e di set fisici integrati con effetti digitali, contribuiscono a creare una città labirintica e artificiale. Gli effetti speciali visivi furono curati da diverse società, tra cui Digital Domain, con un mix di tecniche tradizionali e CGI che nel 1998 risultava particolarmente ambizioso. Il risultato è un mondo oscuro, stratificato, dove l’architettura stessa diventa personaggio.

Il film venne prodotto con un budget di circa 27 milioni di dollari, incassando al botteghino poco più di 27 milioni di dollari a livello mondiale, rivelandosi quindi un risultato commerciale deludente. Tuttavia, nel tempo, Dark City è stato rivalutato dalla critica, anche grazie alla successiva uscita della director’s cut, più vicina alle intenzioni originali di Proyas. Oggi è considerato un cult della fantascienza moderna: non un successo immediato, ma un’opera che ha saputo guadagnarsi nel tempo uno spazio speciale tra le distopie più affascinanti del cinema degli anni ’90.








