Nel 1965 Mario Bava, maestro del cinema gotico italiano, firma l’horror fantascientifico Terrore nello Spazio, noto all’estero come Planet of the Vampires. La sceneggiatura, scritta da Alberto Bevilacqua, Callisto Cosulich, Mario Bava, Antonio Román e Rafael J. Salvia, è basata sul racconto di Renato Pestriniero dal titolo Una notte di 21 ore. Una cupa avventura fantascientifica: due astronavi, l’Argos e la Galliot, rispondono a un misterioso segnale proveniente da un pianeta avvolto da nebbie colorate. Qui gli equipaggi si ritrovano vittime di un’invisibile intelligenza extraterrestre, capace di impossessarsi dei loro corpi per sopravvivere.
Pellicola girata con mezzi modesti, ma con grande inventiva visiva di Bava, fonde l’estetica gotica con l’ambientazione spaziale, creando un universo inquietante fatto di luci sature, scenografie minimali e presenze aliene che sembrano uscite da un incubo. Proprio questo mix di fantascienza e horror ha portato, fin da subito, diversi spettatori a ritenere che il film abbia anticipato, sotto certi aspetti, il capolavoro di Ridley Scott, Alien del 1979. Già all’epoca, si parlò di queste possibili similitudini su alcune note riviste di settore.

Influenze e originalità
Nelle sue memorie riguardanti la produzione di Alien, incluse nei contenuti extra del cofanetto DVD Alien Quadrilogy del 2003, lo sceneggiatore Dan O’Bannon riconosce con ironia l’influenza esercitata da due pellicole precedenti: Il mostro dell’astronave e Terrore nello spazio. O’Bannon scrive inoltre di aver fatto visionare quest’ultimo film a Ridley Scott che non apprezzò particolarmente.

In un’altra intervista rilasciata a David Konow per il libro Reel Terror, O’Bannon dichiarò:
«Conoscevo Terrore nello spazio, ma non credo di averlo visto fino in fondo. Ne avevo visto degli spezzoni e mi era sembrato evocativo. Aveva un curioso mix che si può trovare in questi film italiani, con scenografie spettacolarmente buone e una mentalità aggressivamente low budget».
Mentre invece Ridley Scott, lo sceneggiatore Ronald Shusett e il designer H.R. Giger non hanno mai confermato ufficialmente un debito nei confronti di Mario Bava, ma è innegabile che Alien si inserisca in una linea evolutiva già tracciata da film come Il mostro dell’astronave e Terrore nello spazio.
La grandezza di Alien sta nell’aver combinato queste suggestioni con l’estetica biomeccanica di H.R. Giger, un approccio realistico all’ambientazione industriale e un ritmo narrativo calibrato e basato sulla suspense, creando un capolavoro che è al tempo stesso omaggio e superamento dei suoi predecessori.

Similitudini con Alien
· Il relitto alieno: in una scena memorabile, gli astronauti di Bava trovano i resti di una nave extraterrestre con gli scheletri degli occupanti, enormi e misteriosi. È difficile non pensare al relitto esplorato dall’equipaggio della Nostromo, con all’interno il gigantesco pilota fossilizzato, soprannominato Space Jockey.

Terrore nello Spazio

Alien

Storyboard di Alien
· Atmosfera opprimente: entrambi i film puntano su claustrofobia e tensione, mescolando fantascienza e horror in un’estetica cupa.
· L’astronave dei protagonisti presenta una linea simile a quella del relitto di Alien.

Terrore nello Spazio

Alien

Terrore nello Spazio

Disegno del relitto di Alien realizzato da Giger
· L’atterraggio dell’astronave: in entrambi i film viene presentata la sequenza dell’atterraggio con alcune similitudini, tra cui le “zampe” dell’astronave.

Terrore nello Spazio

Alien

Terrore nello Spazio

Alien
· Presenza ostile che penetra nel corpo: se nello xenomorfo di Scott la minaccia è biologica, in Terrore nello Spazio l’invasione è psichica: gli alieni prendono possesso dei corpi umani.
· Set e fotografia: Bava, grazie alla sua esperienza di direttore della fotografia, riesce a evocare mondi alieni con pochi mezzi, usando fumi, illuminazioni colorate e miniature; soluzioni che anticipano in parte lo stile visivo di Scott.

Terrore nello Spazio

Alien

Terrore nello Spazio

Alien

Terrore nello Spazio

Alien

Un altro tassello da citare: Il mostro dell’astronave (1958)
Oltre al film di Bava, è facile riconoscere nel soggetto de Il mostro dell’astronave (1958) la matrice narrativa che Dan O’Bannon e Ronald Shusett avrebbero poi perfezionato nella sceneggiatura di Alien, fondendo l’idea del predatore nascosto. Anche ne Il mostro dell’astronave, diretto da Edward L. Cahn, una creatura aliena si introduce a bordo di un’astronave diretta verso la Terra, eliminando uno a uno i membri dell’equipaggio.

Curiosità e dettagli di produzione di Terrore nello Spazio
Nonostante il budget ridottissimo, Mario Bava mise in campo tutta la sua abilità tecnica per rendere credibili i paesaggi extraterrestri. Le superfici rocciose del pianeta furono ottenute utilizzando materiali semplici come cartone, gesso e polistirolo, poi illuminati con gelatine colorate e avvolti da denso fumo per nascondere la semplicità dei set. Il regista Lamberto Bava, figlio di Mario Bava, all’epoca giovane assistente sul set di Terrore nello Spazio, mi ha raccontato che gli elementi della scenografia venivano spostati di continuo, a seconda dell’inquadratura, per ottimizzare al massimo il budget.
Le tute spaziali, disegnate da Gabriele Mayer, univano linee eleganti e tocchi minacciosi, con inserti in pelle e colli alti che conferivano un’aria severa agli astronauti. Non vennero utilizzate mute da sub modificate, come molti erroneamente pensano a causa di alcune voci. In Prometheus del 2012, diretto da Ridley Scott, si può notare un possibile omaggio alle linee delle tute di Terrore nello spazio.

Molte scene di atterraggio e decollo furono realizzate con miniature e prospettive forzate, una tecnica che Bava padroneggiava perfettamente dopo anni di esperienza come direttore della fotografia ed esperto di effetti ottici.
Questi accorgimenti permisero di creare un immaginario visivo ricco e inquietante, che sopravvive ancora oggi come esempio di creatività artigianale capace di superare i limiti economici della produzione.
Altre possibili influenze
Ecco un’immagine tratta dal film britannico Base Luna chiama Terra (1964) in cui viene mostrato il ritrovamento di uno scheletro di una creatura sotterranea lunare. Un’idea che potrebbe anticipare le suggestioni della scoperta degli antichi scheletri alieni, riprese poco dopo in Terrore nello Spazio.

Base Luna chiama Terra (1964)

Terrore nello Spazio (1965)
La seconda immagine mostra un’illustrazione di Jack Kirby, pubblicata nel primo numero di Eternals (Marvel, 1976): un pilota spaziale di grandi dimensioni con un respiratore sulla bocca, circondato da personaggi più piccoli, la cui struttura e posizione ricorda quella che dello Space Jockey definitivo di Alien.
Illustrazione di Jack Kirby contenuta nel primo numero di Eternals (Marvel, 1976)

Storyboard di Alien

Alien
Di seguito, la mia breve intervista di alcuni anni fa a Renato Pestriniero:








