Forse una delle opere più controverse della Disney, Atlantis: L’Impero Perduto è un film d’animazione del 2001 diretto da Gary Trousdale e Kirk Wise, che firmarono in precedenza successi come La Bella e la Bestia e Il Gobbo di Notre Dame. Il film narra il viaggio di Milo Thatch, un giovane linguista e cartografo che sogna di scoprire la leggendaria città di Atlantide. Dopo essere entrato in possesso di un antico diario appartenuto al nonno, Milo si unisce a una spedizione guidata da Preston Whitmore, ricco uomo che ha come obiettivo la ricerca della città perduta. Sarà l’inizio di un percorso interiore per Milo, che dovrà compiere scelte morali importanti.
Atlantis: L’Impero Perduto è rimasto negli annali dell’animazione grazie all’insolito stile visivo. Il film è frutto di una miscela tra animazione tradizionale e tecniche digitali, che donano alla pellicola colori saturi e vibranti, con un’impronta stilistica assolutamente singolare. La direzione artistica di Mike Mignola, noto per il suo lavoro nel fumetto Hellboy, ha poi influenzato notevolmente il design dei personaggi e degli ambienti. Atlantis: L’Impero Perduto è caratterizzato da una sferzante critica sociale: il film parla apertamente del rispetto per culture diverse e analizza l’eterna dicotomia tra progresso e tradizione.
Nonostante lo scarso successo al botteghino, Atlantis: L’Impero Perduto è progressivamente entrato nel pantheon dei film di culto tra i fan dell’animazione e non solo. Un film di rottura, che cancella con un colpo di spugna i vecchi stereotipi dei classici Disney: probabilmente il lontano precursore di una certa politica che, vent’anni più tardi, avrebbe pervaso la produzione della fabbrica dei sogni targata Walt Disney.
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