Un suono “spaziale”
La scena è celebre: sullo sfondo della gigantesca nave madre aliena, un gruppo di tecnici terrestri risponde a misteriosi segnali sonori. Cinque note scandiscono un dialogo interstellare, mentre le luci si accendono e si spengono in un linguaggio che non ha bisogno di traduzione. È il 1977, e nel cuore di Incontri ravvicinati del terzo tipo c’è un protagonista essenziale: l’ARP 2500, un sintetizzatore analogico modulare tanto imponente quanto complesso, scelto da Steven Spielberg per comunicare con i visitatori.
La prima scena:
L’incontro con il cinema
La fama dell’ARP 2500 deve molto alla sua apparizione in Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) di Steven Spielberg. Nella celebre scena di comunicazione con gli alieni, il sintetizzatore è protagonista assoluto, eseguendo il motivo a cinque note composto da John Williams. Per quella sequenza, la produzione chiamò l’ingegnere Phil Dodds, vicepresidente della ARP, per installare e programmare lo strumento. Spielberg, colpito dalla sua presenza, lo fece addirittura comparire davanti alla macchina da presa, accreditandolo nei titoli sia come il personaggio “Jean Claude” sia come “ARP Musician”. Dodds svolgerà in seguito un lavoro simile per altri film di fantascienza, grazie alle sonorità futuristiche per l’epoca, come La fuga di Logan e i primi film di Star Trek.

Nonostante sullo schermo l’ARP 2500 appaia come il protagonista assoluto del celebre dialogo musicale con gli alieni, in realtà lo strumento fu utilizzato soltanto nella prima sequenza, quella dedicata ai test dei suoni. Nella scena del dialogo vero e proprio l’ARP 2500 è presente solo come elemento scenico: i suoni che si ascoltano nel montaggio finale provengono infatti da una vera orchestra. Si parte con un oboe, un contrabbasso e una tuba all’unisono, a cui si aggiungono successivamente altri due oboi, seguiti da tromboni e da un intreccio di archi e legni.
La seconda scena:
Le origini di un colosso sonoro
L’ARP 2500 fu il primo sintetizzatore prodotto dalla ARP Instruments Inc., azienda fondata nel 1969 dall’ingegnere elettronico Alan R. Pearlman. Introdotto nel 1970, questo strumento rappresentava una vera e propria dichiarazione di intenti: grande, complesso e costoso, incarnava l’idea di un sintetizzatore professionale destinato a studi, università e musicisti di alto livello. La sua produzione continuò fino al 1981, ma nonostante la qualità costruttiva e le innovazioni, ne furono realizzati solo circa un centinaio di esemplari.

Una tecnologia senza cavi
A differenza di altri sintetizzatori modulari dell’epoca, l’ARP 2500 non utilizzava i tradizionali cavi con spinotto per collegare i vari moduli. Al loro posto adottava un sistema che permetteva di instradare i segnali audio e di controllo semplicemente spostando interruttori a scorrimento. Questo non solo manteneva “libero” il pannello frontale, ma facilitava l’accesso ai comandi durante le performance o le sessioni di registrazione. La configurazione base poteva ospitare fino a quindici moduli, con la possibilità di aggiungere cabinet laterali per espandere ulteriormente il sistema.

Precisione e stabilità
Il cuore del 2500 era la sintesi analogica sottrattiva, con oscillatori noti per la loro eccezionale stabilità. A differenza di altri strumenti dell’epoca, soggetti a fluttuazioni di intonazione, l’ARP 2500 manteneva un’intonazione solida anche in sessioni prolungate, un vantaggio fondamentale per l’uso professionale. Le tastiere disponibili variavano da una a quattro voci, su cinque ottave, con versioni che permettevano la suddivisione in zone per controllare moduli diversi.

Una macchina poco compresa
Nonostante le caratteristiche avanzate, l’ARP 2500 non fu un successo commerciale. Il prezzo elevato e le dimensioni ingombranti lo rendevano poco pratico per molti musicisti, e l’evoluzione del mercato verso sintetizzatori più compatti e accessibili, come i Moog, ridusse ulteriormente la sua diffusione. Tuttavia, l’esperienza maturata con questo modello portò alla creazione dell’ARP 2600, più piccolo e versatile, che ebbe molto più successo.
Un’eredità duratura
Oggi l’ARP 2500 è considerato un oggetto di culto. Artisti come Jean-Michel Jarre, Vangelis, The Who, Kraftwerk, Aphex Twin e Éliane Radigue ne hanno sfruttato le possibilità sonore, quest’ultima utilizzandolo quasi esclusivamente per la sua musica sperimentale. Strumento raro, costoso e molto ambito nel mercato del collezionismo, ha ispirato repliche moderne e moduli compatibili prodotti da altre aziende, che cercano di riportare in vita l’esperienza unica di questo gigante della musica elettronica.
Nel 1979 la celebre melodia a cinque toni ebbe un cameo nel film 007 – Moonraker, ecco la scena:








