Un gigante arancione e bianco è pronto a stagliarsi verso il cielo. L’SLS è un ammasso di metallo, rivetti e cavi, imbottito di propellente che, per sua natura, non può comprendere la portata di ciò che sta contribuendo a realizzare. Al vertice del mostruoso razzo vettore alloggeranno, nei primi giorni di febbraio, quattro astronauti: il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e gli specialisti Christina Koch e Jeremy Hansen sono destinati a vivere qualcosa che non avviene da oltre mezzo secolo. La missione Artemis II uscirà dall’orbita bassa terrestre, per librarsi intorno alla Luna e tornare. Qualcosa che ricorda da vicino l’impresa dell’Apollo 8 di Bormann, Lovell e Anders, quella leggendaria missione che vide per la prima volta la Terra sorgere da un altro corpo celeste. Artemis II rappresenta una tappa cruciale nel nuovo programma spaziale della NASA dedicato all’esplorazione umana della Luna e, in prospettiva, del pianeta Marte.

A oltre cinquant’anni di distanza dall’Apollo 17, Artemis II segna il ritorno dell’essere umano nello spazio profondo: il programma Artemis prende il nome da Artemide, dea greca della Luna e sorella gemella di Apollo, un chiaro riferimento alle missioni che si svolsero a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70. Artemis non è però una semplice copia delle missioni passate: l’obiettivo della NASA questa volta è costituire una presenza umana sostenibile sulla Luna, al fine di sviluppare nuove tecnologie e preparare l’Uomo alle future missioni verso il pianeta Marte. Artemis I, una navicella lanciata senza equipaggio nel novembre 2022, ebbe il compito di testare i principali sistemi della missione, tra cui il potente razzo SLS (Space Launch System) e le attrezzature a bordo della capsula Orion. Artemis II rappresenta quindi lo step successivo, la prima missione con astronauti a bordo, che avrà come obiettivo principale la verifica dei sistemi di volo con equipaggio in un ambiente di spazio profondo.

La missione prevede un viaggio intorno alla Luna, ma senza allunaggio. Il fine sarà proprio quello di testare le attrezzature di bordo, valutare le prestazioni di navigazione e raccogliere dati per il futuro allunaggio. Non saranno più tre, ma ben quattro gli astronauti a orbitare intorno al nostro satellite. L’equipaggio di Artemis II è composto da uomini e donne con diverse estrazioni professionali e provenienti da diverse agenzie. La missione include infatti anche un astronauta dell’Agenzia Spaziale Canadese (CSA) a testimonianza del carattere internazionale del programma Artemis, una cooperazione praticamente indispensabile. Sono infatti lontani gli stanziamenti faraonici del Congresso degli Stati Uniti alle missioni Apollo, così come è venuta a mancare la predisposizione ad accettare gli enormi rischi corsi dagli astronauti, che misero a repentaglio le proprie esistenze al fine di concretizzare imprese i cui risvolti politici impattarono profondamente nell’epoca della guerra fredda.

A ben vedere, però, Artemis non nasce dal nulla. Nel 2011 l’amministrazione Obama mise una seria ipoteca sul programma Constellation, ambiziosa serie di missioni che si prefiggeva, tra l’altro, il ritorno dell’Umanità sulla Luna. Constellation fu cancellato, ma le tecnologie sviluppate fino a quel momento (tra cui la navicella Orion) sono oggi alla base di Artemis. Un’impresa che, in quest’epoca di incertezze, porta ancora una volta gli esseri umani a osservare la Luna con un afflato di speranza, nell’eterna convinzione che la risposta ai nostri problemi sia lassù, nel silenzio dei crateri lunari, più vicini alle stelle.








