Home Cinema INTERVISTA A FABIO PACIFICO, ANIMATORE PER “HEAVY METAL”

INTERVISTA A FABIO PACIFICO, ANIMATORE PER “HEAVY METAL”

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Chi l’avrebbe mai detto che un italiano ha lavorato nella produzione del film d’animazione cult anni ’80 “Heavy Metal”?

Fabio Pacifico, nasce a Firenze. La sua prima significativa esperienza nel mondo del cinema d’animazione avviene a Roma nel 1966 come assistente dell’animatore Daniel McRae per il lungometraggio Trumpy diretto da Harry Hess, conosce l’autore, regista e animatore Francesco Guido Gibba ed ha l’onore di lavorare con lui a varie produzioni animate.
In seguito a Milano collabora con prestigiose case di produzione tra cui quella di Bruno Bozzetto per la realizzazione di lungometraggi, sigle, serie televisive e pubblicità.
Direttore artistico per educational e Tv spot.
Numerose sono le collaborazioni estere, in Ottawa, presso Atkinson Film Arts è tra gli animatori del lungometraggio “HEAVY METAL”; a Parigi per Gaumont collabora all’animazione del lungometraggio “ASTERIX E LE BRETON”; ad Amsterdam, per Frank Fhemers lavora a progetti, disegna story board e personaggi per Tv series. Frank Fhemers lo incarica della direzione artistica del film lungometraggio “SEBASTIAN STAR BEAR” realizzato a Canton (Guangzhou) dove ha tenuto corsi di animazione e mimica occidentale, per De Mas & Partners ha collaborato alla realizzazione dell’imponente serie televisiva “COCCO BILL” come aiuto regista e supervisore all’estero e molte altre.
E’ stato inoltre docente di animazione alla Scuola di Cinema e Nuovi Media di Milano.

Ti piace la fantascienza?

Si certo mi piace vedere un buon film, a patto che abbia una base scientifica credibile.

Quali sono stati i film di fantascienza che più ti hanno colpito da ragazzo?

Non ricordo, ne ho visti pochi…ho avuto troppi problemi da ragazzo.

Quale è stato il film d’animazione che più ti ha colpito da ragazzo?

Molti, La rosa di Bagdad (italiano) e poi i meravigliosi Disney. Bambi mi commuove ancora oggi.

C’è stato un film o una serie televisiva animata che ti hanno fatto appassionare al disegno animato al punto da diventare animatore? o è stato qualcos’altro?

No! -Non avrei mai pensato di entrare nel mondo “animato”. Il mio “tuffo” è stato casuale.
Aggiungo però che passione, curiosità e voglia di sperimentare cominciò presto.
All’età 7/8 anni fui preso dal desiderio di imitare il “cinematografo”, ovvero ciò che accadeva nella sala parrocchiale dove venivano proiettati i film cui accenno sopra.
Naturalmente quello che mi attraeva fortemente era il rumoroso proiettore posto sul fondo della sala alla vista di tutti non essendo inserito all’interno di una cabina di proiezione. Quella macchina mi appariva meravigliosa, così “meccanica” così “magica”. L’arco voltaico all’interno della macchina sviluppava la sua potente luce, mentre un leggero fumo si avviluppava risalendo lungo il tubo del fumaiolo. Bene, decisi che avrei costruito il “mio” proiettore casalingo.
Quello che mi serviva era la base, ovvero una scatola, come bobine trovai due rotelle portanastro da macchina per scrivere, una manovella, due rocchetti da filo per cucire e un robusto elastico. Per illuminazione una lampada, poi un pezzo di tubo di cartone e una lente per occhiali come obiettivo. Con molti tentativi e tanta pazienza montai il tutto ma restava qualcosa da trovare ad imitazione della pellicola. Fortunatamente una tipografia vicino a casa si disfaceva di strisce in plastica trasparenti e flessibili. Facevano al caso mio e ne raccolsi un po’. Tornato a casa cominciai il difficile lavoro per incollare in fila tra loro striscia dopo striscia e terminata questa fase “tecnica”, verificati i collegamenti, le rotelle, la lampada che appena accesa proiettò un quadretto luminoso contro il muro. Mancavano solo le immagini. Pensai che avrei potuto disegnare io qualche cosa direttamente sulla “mia” pellicola, pallini, righe un sole, una faccia.
Emozionato cominciai a girare la manovella e.., funzionò. Tremolanti e incerte improbabili figure apparvero sul muro. Per me fu un trionfo! La soddisfazione immensa. Avevo il mio proiettore!

Quali sono stati i tuoi primi lavori?

La primissima esperienza l’ho avuta leggendo un’inserzione…”cercasi giovane con attitudine al disegno”. Mi sono presentato (avevo 12/13 anni) e poichè ero studente all’istituto d’arte, mi fecero gentilmente sedere per una prova. Si trattava di un noto di studio di animazione in Firenze.
Iniziai così a capire cosa fossero l’animazione,le intercalazioni,”Inbetweens”. Lavorai una settimana, poi mi suggerirono di continuare a studiare e fare un altro lavoro più consono alle mie capacità. I miei disegni furono comunque usati per la pubblicità animata di non ricordo quale caffè.

Quali sono i lavori che ricordi con più affetto e/o orgoglio?

Le prime esperienze di animazione, entusiasmanti e creative. Il primo ingresso professionale nel mondo del cinema di animazione avvenne a Roma nel 1966 come assistente dell’animatore Daniel McRae per il lungometraggio “Trumpy” diretto da Harry Hess (film mai terminato purtroppo). Con il Maestro animatore e regista Francesco Guido Gibba, (padre dell’animazione italiana), ho avuto l’opportunità di lavorare per varie produzioni.
A Milano dal “68, “Putiferio va alla Guerra”, dei fratelli Gavioli, con l’amico Anacleto Marosi i “Caroselli-prod.Pagot” come..”Jo Condor”, “Le avventure di Mariarosa”, “Calimero”, “I Flintstones/Gli Antenati”. Poi con il Grande Bruno Bozzetto la lunga collaborazione per lungometraggi (Sig.Rossi), cortometraggi (come Quark di Piero Angela), sigle e serie televisive, pubblicità, progetti. Come direttore artistico di educational e Tv spot. Con Pierluigi De Mas, la lunga serie televisiva “Cocco Bill”.
Numerose le collaborazioni all’estero; Canada, Francia, Olanda, Hong Kong, Cina Popolare. Questi, i fortunati incontri con le persone che mi hanno aiutato a crescere e maturare esperienza. A tutte loro va il mio ringraziamento e sincero affetto.
Per il resto, spero di avere ancora tempo…per continuare ad imparare.

Come sei entrato a far parte della produzione di Heavy Metal?

Tramite un caro amico che da anni lavorava in Canada, Pino van Lamsweerde (sequence director in Harry Canyon) e con il quale avevo già collaborato in italia ed in Canada come animatore presso la National Film Board in Montreal.
Mi chiamò chiedendomi di entrare nel progetto. Inviò i modelli dei personaggi disegnati da Juan Gimenez e la trama della storia.
Di li a poco mi trovai in volo con un biglietto aereo offerto dalla compagnia “Atkinson Film-Arts”. Destinazione Ottawa.

Pino Lamsweerde                                                                     Juan Giménez
Edificio situato al 44 Bayswater ave. Ottawa, dove al 13° e 14° piano Atkinson Film-Arts nel 1981, realizzò l’episodio di Harry Canyon

Harry Canyon è uno dei più amati episodi del film, raccontaci come avete iniziato il lavoro.

Al mio arrivo il lavoro era naturalmente già cominciato, ma il mio tavolo era li che mi aspettava. Mi trovai al fianco degli animatori Greg Reyna, Ken Stephenson, Sebastian, Stephen Weston ed altri. Jim Cleland il caro “Jimmy” fu il mio assistente.

Heavy Metal’s artists
Allegro e festoso weekend privato degli artisti

Sei soddisfatto del “prodotto” Heavy Metal finito?

Si, certo molto soddisfatto. E’ stata un esperienza magnifica e irripetibile. Ringrazio la produzione e Pino van Lamsweerde per avermi introdotto e data l’opportunità di entrare del cast degli animatori.

Quale è il tuo episodio preferito del film? E se vuoi dirlo quale è quello che ti piace di meno.

Non è solo uno, B-17, Harry Canyon, Taarna, mi piace per la sua leggera raffinata eleganza, senza poi dimenticare gli altri episodi.

Hai qualche aneddoto interessante e/o divertente da raccontare accaduto durante la produzione di Heavy Metal?

Così al volo, torna alla memoria una cosa che noi animatori a volte facevamo durante l’intervallo di lavoro. Il gioco del tiro con freccette è molto apprezzato, lo si trova in tutte le birrerie e pubs.
Bene avevo costruito un piccolo dardo usando il corpo di un pennarello dove all’interno del tubetto svuotato avevo collocato un elastico. Sulla parte anteriore avevamo applicata una punta, mentre al lato posteriore avevo agganciato una piccola elica. Imponendo all’elica un movimento circolare, l’elastico cominciava a torcersi via via sempre più fino alla sua massima torsione. Il resto è semplice, il dardo veniva lanciato contro un bersaglio appeso a una parete. Sul bersaglio poteva esserci una foto oppure… un personaggio di Heavy Metal…! 🙂 Questo ci divertiva molto.
Al termine tornavamo ai nostri fogli e matite e all’avventura animata cui stavamo lavorando “seriamente”.

Esiste un degno erede di Heavy Metal?

Sicuramente ci sarà ma non saprei dire. Penso che con l’avanzamento della tecnica digitale il confronto con Heavy Metal del 1981 non sia facilmente comparabile. Lascio quindi volentieri ai critici di cinema questa per me ardua non facile valutazione.

Nel video di seguito alcune scene tratte da “Harry Canyon”:

A cosa hai lavorato recentemente?

Ho collaborato per quasi due anni a un’importante produzione “Clan Celentano”, ma su questo non posso dire altro, non essendo il prodotto reso ancora pubblico.

Cosa ne pensi della CGI?

Si tratta di un mondo nuovo, una rivoluzione che si espande e cresce ogni giorno di più in tutti i settori della creatività, immaginazione e scienza. In animazione può fare cose strabilianti, impensabili fin solo qualche anno fa. Può essere fantastico, meraviglioso e.., anche frustrante data la complessità.
Accade però se in viaggio, seduti su una panchina del parco o al tavolino di un caffè, che basti tirar fuori dalla tasca un taccuino e una matita, avere un’idea e con pochi rapidi volteggi della mano sulla carta fare un uno schizzo, un volto, un modello.
La matita e il foglio si riappropriano della loro dignità antica.
Rivincita della semplicità, collegamento dell’umana immaginazione al sogno e la fantasia.

Ho visto che hai insegnato stop-motion alla scuola di cinema, quali sono i tuoi film preferiti in cui la stop-motion la fa da padrona?

Ve ne sono molti, arduo dire quali sono i preferiti poichè ogni giorno ne nascono di nuovi.
Posso riferire di alcuni che sono stati argomento discusso con gli studenti.
Esempio:
Eatliz – “Lose This Child”
Maciek Janicki “Paper City”
Kirsten Lepore”Bottle”,
Ainslie Henderson “Moving On”

A proposito di stop-motion, ho pensato all’utilità di creare un banco di lavoro con possibilità di movimenti micrometrici circolari a 360°, panoramici orizzontali e basculanti. Ho ideato e presentato il progetto alla direzione della Scuola di Cinema di Milano. Avendolo considerato opera di ingegno utile alla scuola, hanno realizzato il prototipo meccanico e posto ad uso dei corsi di Stop-Motion.

Ringraziamo Fabio Pacifico per averci dedicato il suo tempo.