Home 1970 IL GOLDEN RECORD DEL VOYAGER: il messaggio in bottiglia del genere umano

IL GOLDEN RECORD DEL VOYAGER: il messaggio in bottiglia del genere umano

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Che cosa pensa? Che intenzioni ha? Qual è il suo scopo?
Queste sono le domande che si potrebbe porre qualcuno che non ha mai visto un essere umano.
Proprio ora, mentre state leggendo questo articolo, alcune sonde create dell’Uomo viaggiano solitarie a distanze che possono superare i venti miliardi di chilometri, sopra le nostre teste. Sono le Voyager 1 e 2. Nel silenzio cosmico, questi manufatti umani corrono via a velocità incredibile, ormai fuori dal nostro sistema stellare: raggiungeranno le proprie misteriose destinazioni tra decine di migliaia di anni.

UN CARICO PREZIOSO
Questi instancabili viaggiatori dello spazio, lanciati nell’estate del 1977, portano a bordo un carico piuttosto speciale: sul dorso delle sonde Voyager trova alloggio un involucro circolare di alluminio dorato, riportante le istruzioni per rendere fruibile a chiunque il contenuto del disco contenuto in esso. Il supporto vero e proprio si presenta come un disco da grammofono in rame placcato, del diametro di circa 30 cm: in esso sono incisi suoni, canzoni ed immagini che rappresentano la civiltà umana.

UNA STORIA DI SPERANZA
L’idea di lanciare un “messaggio in bottiglia” nelle immensità cosmiche risale ai primi anni ’70.
Nel marzo del 1972 viene lanciata la sonda Pioneer 10. Il veicolo trasporta una placca in lega di alluminio ed oro, riportante l’immagine di un uomo ed una donna nudi; sono inoltre incisi una serie di diagrammi e schemi atti ad esemplificare una unità di misura convenzionale che conduca alla esatta collocazione del pianeta Terra. Ideatori del messaggio, alcuni scienziati e divulgatori scientifici provenienti dal progetto SETI, tra i quali Frank Drake (noto per l’omonima equazione) ed il celebre Carl Sagan.
Per quanto semplicistica e controversa, l’idea delle placche è di grande impatto e stimola ad una nuova concezione della ricerca spaziale, volta a stabilire un primo, timido contatto con civiltà lontane. Nel 1977 i tempi sono sorprendentemente maturi: nelle sale cinematografiche viene proiettato il film “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, vero e proprio manifesto di una nuova consapevolezza e messaggio di speranza nei confronti di una ipotetica fratellanza cosmica.

Le sonde Voyager si accingono ad essere lanciate per intraprendere un lungo viaggio, portando con esse ciò che nelle intenzioni degli ideatori del “Golden Record” sarà il biglietto da visita dell’umanità per civiltà aliene e uomini di un futuro lontano. Saluti ed auguri in decine di lingue aprono il disco, che propone anche sinfonie di musica classica, canzoni etniche e memorabili pezzi di musica leggera come “Johnny B. Goode” di Chuck Berry. Una sequenza di suoni indefiniti, poi, nasconde i codici per visualizzare le linee (e talvolta i colori) di oltre cento foto che ritraggono uomini, animali e piante. Sarà lo stesso Carl Sagan, padre della ricerca scientifica di vita intelligente nello Spazio, a sintetizzare il concetto ed il senso del disco: “La sonda potrà essere rinvenuta e la registrazione visualizzata, solo se esistono civiltà avanzate che viaggiano nello spazio interstellare. Il lancio di questa bottiglia nell’oceano cosmico è un messaggio di grande speranza riguardo la vita su questo pianeta.”

L’OMAGGIO DEL CINEMA
Come prevedibile, il concetto romantico di un messaggio umano lanciato alla deriva nello spazio ha ispirato artisti, cantanti e registi. Il cinema non mancherà di citare le sonde Voyager: appena due anni dopo il lancio di queste ultime, il film “Star Trek- The Motion Picture” (1979) rispolvera l’astronave Enterprise ed il suo celebre equipaggio, alle prese con un minaccioso Voyager impazzito. Nel 1984 il regista John Carpenter dirige “Starman”, storia d’amore tra una donna terrestre, in lutto per la perdita del marito, ed un alieno: l’avventura dell’extraterrestre inizia subito dopo aver rinvenuto e decodificato i messaggi riportati sul disco del Voyager 2.
Alla deriva in un oceano di stelle e pianeti, alcune navicelle di fattura umana si accingono ad affrontare un viaggio lungo e solitario, verso destinazioni che non possiamo nemmeno immaginare. Qualcosa di noi è giunto ai confini del sistema solare, sul baratro di un confine ignoto. E’ un semplice disco inciso. Oppure la poetica speranza che qualcuno, là fuori, lo trovi.